Mi sono spesso chiesta perchè la gente scriva blog. Immagino sia un argomento affrontato innumerevoli volte, se ne parla in continuazione, ma ci diamo un gran daffare a proteggere la nostra privacy, il nostro denaro, la nostra casa, i nostri figli, stando bene attenti che nessuno li guardi oltre un certo limite… e poi ne tratteggiamo ogni singolo movimento su una pagina rosa aperta a chiunque. Il bambino ha fatto la cacca verdolina, splat, sul blog.Cambio l’arrangiamento dei fiori sul tavolino del tinello, splat, foto sul blog. Vado in pasticceria ed ordino un muffin, splat, foto sul blog. Del muffin. E di me che lo mangio. Manca solo la radiografia dell’interno dello stomaco. E del chilo che va a posarsi allegramente sul fianco o sul sedere (di quello però la foto non ce la mettono… o forse si, ma non è il tipo di blog che cercherei in rete.) Facebook, lo stesso. Cioè, conosco gente che ha creato il profilo di Facebook del proprio figlio, che non ha ancora tre anni. Mi dici che senso ha? Che vita sociale può avere, un bambino di due anni? Status: oggi la mamma mi ha imboccato tre volte facendo l’aeroplanino, cinque con la barchetta e mi ha centrato la bocca mentre ero distratto solo una volta. A nonno Nanni piace questo elemento. Tra sedici anni, se ancora esisterà Facebook, voglio vedere se il diciottenne sarà felice di sapere che la mamma ha messo in rete le foto di lui/lei sul vasino. Non so come funzioni con i bimbi di adesso, ma a me da piccola facevano foto per cui potrei essere presa in giro per la prossima decade.
Comunque, tutta questa premessa per dire che non capisco i blogger. Vuoi far sentire la tua voce? Ok. Vuoi spiegare la tua opinione sui diritti dei panda e l’inflazione crescente? Benissimo. Desideri sfogare la tua irritazione per una legge che ritieni anticostituzionale? Passa. Ma mi dici perché io, una qualunque, dovrei essere interessata del fatto che hai tagliato i capelli a tua figlia e che tua figlia ha pianto? Dico, non c’hai nulla da fare? Intrecciare canestri, un corso di calligrafia per corrispondenza, il dado fatto in casa?!
E tu, direte? Che ci frega di leggere quello che scrivi tu?
Ah, ma io faccio ridere. Almeno, così dicono.
Adesso poi sono una qualunque italiana che studia negli Stati Uniti, quindi la mia vita non è noiosa. O almeno, non lo è per me. Mi diverto un mondo. Osservo una marea di cose nuove, e faccio domande pertinenti la maggior parte delle volte, molto meno sensate altre.
Ieri ho chiesto se il termine “jerk” possa essere applicato anche ad una donna. La mia amica Kelsei mi ha guardato attonita e mi ha detto che non ci aveva mai pensato. Non che questo possa veramente fare la differenza nella mia vita americana, ma tant’è…
Ci sono cinquecento cose che non capisco, o a cui mi devo abituare... ecco una listina.
- il basilico che trovi nei supermercati qui, giunge al consumatore in tre appetitose varianti: surgelato e mischiato ad altre erbe; mischiato ad olio vegetale in tubetto; oppure mummificato in scatola. Un mio amico ha la piantina: ho deciso di mettermi una forbice in macchina ed andare a saccheggiare il suo orto all'occorrenza.
- Gli Americani qualche anno fa hanno scatenato un dibattito sull'orientamento sessuale dei Teletubbies. L'ho appreso alla lezione di statistica. Pare lo considerassero un argomento serio.
- Le pubblicità reclamizzano tre cose: cibo, generalmente grondante burro o avvolto in qualche forma di pane; assicurazioni di qualunque genere; supporto legale nel caso tu o qualcuno a te caro sia stato esposto a qualche impronunciabile elemento tossico ed abbia di conseguenza contratto qualche impronunciabile disturbo.
- Le mie coinquiline si sostentano esclusivamente con: burro d'arachidi, nutella, broccoli, biscotti e bacon. Non tutto insieme, ma l'eventualità non mi stupirebbe.
Di più prossimamente.
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